498.

Ieri mi sono trovata a passare un paio d’ore in una delle mie città di fanciullezza, Bologna.

La città in cui quando piove tutti ti dicono “Non ti bagni, ci sono i portici”, ed effettivamente non ti bagni, ma rischi la paralisi dovuta a contusioni dell’osso sacrale quando ci scivoli, in quei maledetti portici. La città dove ho passato cinque (o forse sei, ma cinque fa più figo) anni a studiare il futile, per poi farlo diventare utile.

Quando si andava a ballare il martedì tanto il mercoledì c’era sempre una un pelo più sfigata di te che andava a lezione e ti passava appunti sgangherati (che poi io ero una secchiona, ma ci andavo davvero, qualche martedì, a sgambettare in parigine).

Ricordo con un sorriso anche quella notte in dicembre in cui ci si incendiò casa e io scappai stoicamente in mutande. Da allora, la depilazione inguinale è un gesto di riconoscenza verso un Mondo che mi ha salvato.

Beh insomma, mi trovavo a Bologna mentre Lui superava un altro limite, la Paura di Non Farcela, la batteva in nemmeno due ore e in un sorriso al traguardo scioglieva giorni di tensione e distanze. Lo guardavo perdere la fiducia frugando nel borsone, chiusi nel parcheggio sotterraneo, Bob Dylan canticchiava my weariness amazes me, I’m branded on my feet, I have no one to meet, ed io cercavo di tranquillizzarlo.

Me ne sono andata a fare una passeggiata, alla ricerca di un po’ di passato, e mi sono imbattuta in una porta stranamente aperta: La Torre degli Asinelli. Uno dei tre posti in cui non andare chesenonontilaurei, insieme al chiostro di Economia e (e a cosa? San Luca? no lì ci dovevi andare se no non perdevi la verginità. L’Eremo di Tizzano? no lì nemmeno se no perdevi la vita colpito dalle randellate degli eremiti)…e qualcos’altro, che ora mi sfugge.

E mi son detta, mentre in testa Bob Dylan canticchiava I’m ready to go anywhere, I’m ready for to fade, into my own parade, che due lauree e qualche anno dopo, potevo pur togliermi questo sfizio. E se Lui combatteva sul lungo, io potevo combattere contro l’alto.

Morale della Favola: sono salita fino in cima.

Credevo fossero circa 100 scalini.

Erano 498.

Solo andata, altrettanti al ritorno.

Sono scesa sorridendo e mi sono gettata felice su un toast, leggendo il giornale senza fretta.

E l’ho aspettato al traguardo.

Perché entrambi abbiamo vinto.

Mentre Bob Dylan canticchiava Let me forget about today until tomorrow.

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498 scalini dopo.

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996 scalini dopo.

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