Sabato pomeriggio.

Passerotto non andare via cantava Claudio, ed invece in un giorno di inverno un passerotto è tornato.
Ho avuto un messaggio strano, poi una email buffa, poi un incontro tenero, con la mia professoressa preferita del liceo, quella che urlava il mio nome come si fa con i discoli, ma lo faceva sempre con un sorriso furbetto.
L’ho ritrovata dopo anni timida e piccolina, alla ricerca di un consiglio che forse era più una richiesta di esserci. Mi ha detto una frase dolcissima, che mi ha avvolto il cupree di tenerezza: mi ha guardato con quegli occhietti tenaci e mi ha confessato Ti ho chiamata per aiutarmi non pensando alla professionista che sei, ma alla mia studentessa che eri, quella che faceva le versioni con il sorriso e che già sapevo sarebbe diventata quella che sei. Mi ha confidato che la vita le ha fatto tanto male, e le ha tolto pure la possibilità di arrabbiarsi troppo altrimenti si ammala, ma lei é ancora li, pronta ad arredare le pareti dei suoi anni con nuovi quadri, dopo che chi lei amava se li è portato via insieme alle sue certezze.

qualche giorno dopo, dandole alcuni consigli che mi aveva chiesto, mi ha salutato dicendo “parlare con te ha reso il mio sabato pomeriggio da triste a brillante” ed io ho sorriso, sapendo che se ora posso migliorarle il sabato pomeriggio è perché sono persone come lei che mi hanno costretto e convinto a tirar fuori le palle.

(No dai, il video di Baglioni non lo posto).

 

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