From zero to hero.

In questo periodo il lavoro mi sta mangiando viva.
Se fossi una vignetta, sarei uno di quei piccoli omarelli in giacca e cravatta, ventiquattr’ore alla mano, schiacciati da un orologio che li assorda di tictactictac. Un assillo noioso come quello del coccodrillo di Capitan Uncino.
Ho avuto un brutto momento, in cui mi sono dovuta scontrare con la cattiveria umana, che diventa cattiveria lavorativa. Per l’ennesima volta, la mia ingenuità attenta alla mia vita (professionale).
Ho ricevuto un monito severo ed accorato, con la severità di chi ci tiene, a chi sei, a chi sarai, ed ho deciso due cose.
Primo: ricordarsi che, se non puoi far niente per cambiare le cose, è inutile preoccuparsi.
Secondo: se dovrò uscire dal campo, non sarà una sostituzione dovuta ad una performance scadente. Voglio uscirne da marcatore. Per questo d’ora in poi entra in scena un personaggio, ed esco io.

Di questo non ne ho parlato se non con voi lettori: a chi mi ha fatto sorseggiare del vino ed vomitare della frustrazione, a chi mi chiama apposta quando sono costretta ad usare un volume più basso di voce, e soprattutto a Lui, che mi sopporta e recupera il mio cervello tenendolo per una coordina dolce dolce, come si fa con gli aquiloni, e non permettendo che il vento di burrasca lo trascini lontano.
Lui sarà il mio coach, in questa partita: Lui che per me avrà sempre le pagelle migliori.

Advertisements
Tagged , , , , , ,

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: