Io ho quel che ho donato.

L’arco d’ingresso del Vittoriale ti saluta così.

Ma voi, cosa avete donato? Guardate ciò che avete. Io ho avuto una settimana di patimenti, con la temperatura che non era mai giusta, troppo calda o troppo fredda.
Ho avuto un sonno senza sogni e senza incubi, schiacciato da un peso opprimente che a volte era il caldo, a volte era il freddo.
Ho avuto mattine che speravo fossero notti, e notti che aspettavo diventassero mattine.

Oggi ci hanno presentato il nuovo capo in ufficio. Le rappresentanti e i colleghi più importanti gli giravano in contro facendo le fusa come i gatti, pronti a raccontargli subito che cosa non avevano, che cosa volevano fosse loro donato.
Ed ho pensato che non deve essere così, che prima di pretendere un cambiamento dagli altri bisogna cercare le chiavi del cambiamento in se stessi.
E bisogna sorridere, prima di chiedere, perché quella sarà l’unica speranza per riavere un sorriso indietro.
E solo un sorriso ci salverà, come mi ha confermato la mia amica che ieri mi ha detto lui mi fa ridere, non è facile.

Io, oggi, prima di dirgli chi ero gli ho detto: benvenuto. Ed ho sorriso.

E stasera prego che al tramonto ci sia la temperatura giusta.

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