I (reso)conti tornano.

Ciao blog, penserai che mi sono annacata in questi mesi (te l’ho detto? Ho imparato il siculo. So cinque parole che non possono formare nessuna frase, quindi le uso liberamente a caso), ma in realtà di cose ne ho fatte. E subite.
Prima ciò che ho subito: il tempo.
Non l’ho combattuto come faccio sempre, l’ho seguito con la morbidezza di un gatto svogliato, quando muove le zampette per giocare senza convinzione. Mi sono fatta vivere dal tempo, con la preziosa consapevolezza di averne, finalmente, sapendo che il tempo non stava per finire.
E questa è stata una piccola battaglia contro la me che sono solitamente, che sono felice di aver vinto.
Adesso passiamo a ciò che ho fatto, e te lo voglio raccontare sotto forma di intervista da ombrellone, con la speranza che Signorini o Dagospia (che so seguirmi assiduamente) ne traggano spunti per una estate scarica di notizie interessanti.

La miglior vacanza al mare?
La Sicilia. Ma non miglior vacanza al mare di quest’anno (peraltro, l’unica), migliore tra le migliori. Una vacanza che mi ha abbronzato l’anima, oltre che le smagliature.

Il miglior momento della giornata?
La luce del tramonto. Una luce incredibile, che mi porterò negli occhi a lungo. Un cielo pieno di sole che combatte con una notte stracolma di stelle, e il protrarsi di questo combattimento regala un crepuscolo che si attarda appoggiandosi lento sulle acque del mare.

Il momento di massima soddisfazione?
Risalire in motorino da una cala di un azzurroblu che nessuna foto racconterà mai, dopo un tragico episodio di scontro con una entità aliena urticante (gli esperti studiano ancora quello strano essere, che probabilmente non esisteva nemmeno), e bersi una granita con la spremuta d’arancia dentro.

Il momento di massima soddisfazione alcolica?
I Moscow Mule e i Daiquiri davvero #perfetti, accompagnati da dei vezzosissimi mini wurstel (tipico cibo siciliano).

Il momento di massima soddisfazione alimentare?
Il momento è durato esattamente 9 giorni. Ogni ingrediente aveva un sapore nuovo, vero, e persino gli odiati capperi mi parevano cibo del Signore.
Direi che le bacinelle di spaghetti alle vongole vadano comunque citati a primo posto, insieme alla scoperta del cannolo alla ricotta mangiato come morbido aperitivo nella ventosa Erice. Mettere in bocca del cibo e avere i lacrimoni agli occhi forse non mi succedeva da quando mia mamma da piccola mi faceva le chioccioline alla panna, che per me erano e rimangono il cibo del Signore.

Il momento di massima soddisfazione professionale?
Finire una cena completamente ubriaca e trovarmi nella casa delle estati di Carla Accardi, avvolta da una nube di gelsomino albanese (lo conoscete? In caso contrario, voi non siete umani che conoscete il Profumo), essere interrogata davanti a una fotografia e dare la risposta corretta. Ancor oggi conscia di essere stata indecisa tra David Lynch, Paperoga e Batistuta.

Il Momento?
Ecco, il Momento è stato su una spiaggia, quando Lui si è alzato per sussussarmi all’orecchio Se non fosse per la nostra dama bianca, io non vorrei tornare a casa.
In quell’istante avrei chiesto solo una schiscietta abbastanza grande per farci stare dentro quel Momento, e portarlo come un ciondolino al collo per sempre, più di sempre.

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