Se tu non torni.

Ti meriteresti – e ti aspetteresti – il video del sempre bravo Miguel Bosè ad aprire questo post di denuncia.

Ma dato che, oltre che bella, sono pure brava, cambio leggermente direzione.

La tua partenza imminente per altre terre nebbiose (e no, ahimé non si parla di bassa modenese) mi provocano uno strazio che più o meno in classifica si pone dopo quel Natale in cui, alla festa dell’asilo, Babbo Natale ignorò la mia presenza e se ne andò senza darmi il regalo. Ricordo pianti strazianti e mia madre che lo rincorreva per percuoterlo.

Pensare che tu correrai il sabato mattina in Hyde Park e io in un Sempione coperto di foglie scivolose, senza aver nessuno con cui commentare – mentalmente, senza sprecare fiato – le anoressiche, quelli che corrono come se fossero inseguiti, i cani che corrono davanti ai padroni. Pensare che, all’ennesimo invito improbabile, non avrò più il tuo nome stampigliato sul carnet di ballo come Colei che é sempre all’altezza della situazione.

Pensare che finiranno i messaggi appesi sulle porte di casa, gli spacci di Vanity Fair (col cavolo che te lo spedisco li), i sabati di giudizi universali sui prodotti agricoli al mercato.

Pensare a questo e poi non pensare più a niente, perché a parte tutte le storie sulle amicizie a distanza, io ti vorrei egoisticamente a una distanza massima di due metri.

Te le sussurro solo qui, queste cose, perché davanti a te tutto quello che ti dirò è : buona fortuna. Ah no, aggiungerò : you fuckin’deserved it, bitchy bitch.

 

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