Menouno.

Venerdì scorso, stretti in vestiti troppo invernali, umidi e scomodi, ascoltavamo insieme una canzone delicata, strana se vuoi, che racchiude una delle frasi che più mi hanno colpito musicalmente:

“Ma esistiamo io e te, e la nostra ribellione alla statistica”.

Io e Lui siamo proprio una vistosa ribellione alla statistica. A quelle statistiche di coppie che giocano tutti i carichi all’inizio, e poi – come dice Lui – vivono delle cose che fanno.

Mentre correvo il mio post precedente, un A. G. raccontava di una tentazione divenuta gioco divenuta sfida divenuta peccato divenuta pentimento. E a me sembrava tanto come quando urli nelle orecchie a una persona che non ti sta ascoltando. Perché “All’inizio lui era diverso, poi ora è tutto così…

Io ho la presunzione di essere nella coppia meglio di come fossi all’inizio. Perché ci sono stati momenti, vita condivisa, litigi, insegnamenti, che mi hanno reso una Lei migliore.

Credo di non aver dato il meglio all’inizio (anzi, sono abbastanza convinta di aver dato il peggio), e – anche se fa tanto slogan di maglietta da tamarro – io credo sempre che The best is yet to come.

Penso anche che quando due persone si scoprono diverse dalle aspettative, probabilmente sono le aspettative ad essere sbagliate, non le persone.

E spero di poter dare a Lui, ogni sera, la curiosità di addormentarsi pensando a come sarà la me di domani, senza mai dover rimpiangere la me di ieri.

E tra un anno oggi io sposo Te (perché solo i calciatori parlano usando le terze persone).

Advertisements
Tagged , , , ,

Deejaygina.

IMG_5896

Ebbene sì.
Quelle due robe che penzolano allegre sopra la mia testa non sono collanine, nemmeno bollette da pagare, neppure volantini di una pizzeria d’asporto (grazie comunque perché so che le avete ritenute tutte e tre plausibili, bastards sons of Dioniso che non siete altro): sono medaglie di piccole grandi corse, da me iniziate, da me finite.

Che poi, se c’entrassi solo io, mi sarebbe scattata la pigrizia solo a parlarne: c’entra Lui, c’entra sempre.
Lui che mi porta a correre in mezzo ai Latinos e mi aiuta a resistere alla tentazione di fermarmi e ordinare una Corona e dei nachos.
C’entrano anche un sacco di piccole cose, sentirmi meno grossa, sentirmi più in forma. Sentirmi più a posto, nel mio posto.
Certo che ieri, scendendo come una slavina quei colli di fiorentina giovinezza, travolgendo con il mio ego competitivo il piccolo ma agguerrito bambino Michele che correva col mio stesso passo, con la musica nelle orecchie, le ali ai piedi rosa e il suono dei pensieri di Lui che ripeteva in silenzio con gli occhi s‎ulla mia nuca Guarda sta matta che carica tutto all’inizio dell’ultimo km, e’ proprio matta come me, ieri, scendendo tra le rose di maggio e Michelangelo, mi sentivo proprio una dea.
Tutta la mia umanità mortale mi aspettava sul piano, quando il mio cronometro segnava già la fine ed io con orrore mi accorgevo che c’era ancora un ponte da valicare, e prendevo in considerazione il biathlon come alternativa alla morte.

Però anche li, poi, mi e’ sembrato come succede con la vita: che ogni tanto e’ in discesa ma il più delle volte e’ su dei piattoni infiniti, e non è che si può dire ciao io mi fermo qui. E’ come quando cominci a depilarti una gamba o a pittarti una mano, mica puoi mollare lì. E allora cerchi le riserve di forza, pazienza, amore, e sai che nella corsa, come nella vita, avrai pochissime persone intorno, che di certo potrebbero correre più veloci di te, ma che non cambierebbero mai il loro passo con la tua presenza.

Tagged , , , ,

Ciao.

Un mio cliente si è ucciso, qualche giorno fa.

Un ragazzo che nemmeno conoscevo di persona, che mi ha fatto innervosire, con mille pretese assurde, un cliente di cui ricordavo sempre la data di nascita, così importante se applicata a Lui, così indifferente se applicata a lui.

Un ragazzo che era nato poco prima di quei Mondiali in seguito ai quali sono nata io.

Lui che sapeva essere euforico e tristissimo, nemmeno mi piaceva come persona.

Vorrei riuscire a scrivere la tristezza che mi si è diffusa dentro, un amaro liquido di contrasto che mi ha avvelenato le vene oggi, leggendo poche righe su un giornale di periferia, quelli in cui trovi sempre biglietti di scuse e cause inspiegabili.

Vorrei poterti dire un’ultima volta che mi dispiace, che nessuno si merita di morire solo.

Vorrei poter riscrivere tutte le email che parlavano di tutt’altro, sperando di indovinare la parola giusta per farti scattare una molla diversa, in quella testa matta.

Tagged ,

Run boy Run.

medaglia

cominciamo da questa foto.

Che testimonia l’impossibile, ossia che anche un comodino come me se vuole, può (le).

Ho costo 5 km scavalcando bambini, cani, carrozzine, clown (tutti rivali estremamente competitivi), ma soprattutto scavalcando una cosa in cui ho sempre creduto: la convinzione di non riuscire a correre.

E ho persino allungato al traguardo perchè c’era fila e da vera imbruttita ci tenevo a passare sotto quei benedetti tornelli, quelle porte del Paradiso dei corridori.

E dopo, tutta felice con un pacchetto di patatine ben stretto nei pugnetti, a vanificare ogni intento dimagrante, in quelle ore di gioia celestiale prima dell’inferno di fiumi di acido lattico, mi sono concessa una sorriso di grande soddisfazione, che si rispecchiava negli occhi di Lui, che è sempre il mio traguardo migliore.

Tagged , , , ,

Fragilità.

Mi hai fatto pensare a questo, mentre quasi dondolavi in quel pigiamino così grande per la te che sei ora.

Vederti dopo anni, in un posto così pulito e scostante, tu così piccina e magra, che mi racconti di come sia difficile ricominciare dopo che ti sei chiesta cosa sia davvero ciò che hai, che hai il coraggio di analisi lucide e severe, strappandomi un sorriso orgoglioso quando mi dici che solo Lui – il Mio, lui – ha fatto qualcosa, ha ascoltato la domanda che urlavi disperata nelle menti delle persone.

Le maree di quelle spiagge sarde ci hanno portato molto al largo, amica mia. Hanno costruito continenti tra di noi, ma poi arriva una piena e ci si ritrova di nuovo sedute vicine, in un tramonto dorato, sedute in mezzo ai gigli selvatici.

 

Tagged , , ,

All the single ladies.

Oh.

Oooooh.

Dopo anni di emancipazione, dopo che mio marito mi ripete che io sarò il marito della coppia, dopo tutti i luoghi e tutti i laghi (che poi: ci dimenticheremo di Dante, ma verosimilmente ci ricorderemo sempre di Scanu), ritorno a voi amabili e amati lettori con una parentesi di puro femminilismo.

Ho ricevuto un anello con una pietra grande così grande che se fosse un neo lo togliereste , se fosse un brufolo lo odiereste.

Ma è un anello, il Mio anello, e io lo amo.

Io sono il suo Padron Frodo, lui la mia pietra filosofale. Mi illumina la mano come i fari illuminano Paola Ferrari.

Ah, e poi.

Non è che l’ho ricevuto e basta.

Facile così.

L’ho ricevuto in una locanda, su una collina, in una torretta, soli io e Lui (e Miele, perché in ogni scena epica della vita non manca mai un gatto, ci ho pure fatto una tesi una volta).

Insomma, sindacato dei fidanzati: alzate le tabelle con gli standard 2015.

Lui ha fatto di più.

E io lo sposo.

E con tutta la femmeinità di questo posto, inforco la calzamaglia e ve la canto:

 

 

 

Ps. Non dite in giro dell’anello, vivo nel terrore di essere amputata. Spero che all’amputatore serva più un arto inferiore nel caso.

Nel frattempo, mi compro dei guantini color diamante così distraggo i curiosi con la mia proverbiale sobrietà.

Tagged , , , , ,

Prenatalizio.

Sabato sono scesa per una gita di amicizie varie, per incontrare una serie di emigrate come me che a Natale si radunano tutte sotto la benevola ombra del nostro campanile bianco.
Una giornata frenetica, più che vederle ho dovuto rincorrerle, ma poi come ha detto Lui, sempre saggio, il giorno dopo sarai contenta di averlo fatto.
Ne ho vista una che si è commossa quando le ho chiesto di essere la mia testimone, e mi ha risposto, stupendomi, che per lei è un onore. Che si impegnerà a farlo al meglio. E io, che non ho dubbi sulla sua performance, sono rimasta colpita e ammaliata dalla serietà che mi ha dimostrato. Lei che sa che l’Amore è sacro, specie se combattuto.
Poi ne ho visto una, la più dolce di tutte, che si è commossa quando mi ha detto arrivederci. Anche questo mi ha colpito, vedere che a qualcuno manchi tanto, che davvero la tua presenza come amica fa la differenza. Lei avrà un Natale triste ma sorride sempre, lascia sempre posto a me per parlare. Lei non parla del Suo giorno, per farmi parlare del Nostro.
Poi ne ho vista un’altra ancora, che mi stupisce sempre meno. Una a cui ho scritto ti voglio bene e mi ha risposto grazie, che è una bella risposta, forse non quella giusta. Forse, perché io non le voglio bene perché me ne vuole lei: gliene voglio perché la rispetto.
Mi sono addormentata nella camera di una me adolescente, indugiando su tutta una vita appena alle pareti. Su armonie diverse, sulla fitta di dolore per non essere nel letto che desideravo ricoprire.

E oggi, ora, seduta su un tram pieno di luccichini, pensando alla buffa ragazza che ci fa sempre ridere, che torna con un fornetto per la fonduta come bagaglio a mano, a chi soppesa la gioia di una casa nuova, a chi non condivide il vino buono con gli amici, a chi vuole sconfiggere la morte, a chi la calpesta con un paio di trampoli.
Alla gioia di poter dire Ciao, sono io, torno da Voi.

On air: Blondie, Heart of Glass (che poco c’entra, ma è partita mentre scrivevo le ultime parole, e mi ricorda uno dei balli più felici del 2014).

Tagged , , , ,

menodiecianatale.

anzi, alla Vigilia di Natale, che è sempre il mio giorno preferito.

Perchè mangi cose più buone del solito – poi da un paio d’anni mia mamma, esasperata dalle richieste più assurde, ha sventolato bandiera bianca e alla cena della Vigilia si mangia di tutto di più, abbasso le tradizioni anticarnivore. A pranzo come da tradizione dei nonni materni si “fa vigilia”, il che tradotto dalla mia famiglia di guduriosi significa un morbido brunch in cui mangi di ogni ma in quantità minime, a riprova che quello “non è un pranzo”.

Poi la Vigilia mi piace perchè è uno dei pochi momenti in cui stai in casa ma ti vesti carina, e mi piace perchè si riunisce il meglio della mia famiglia sgarruppata. mi piace perchè alla Vigilia di Natale 2015 si parlerà un sacco e concretamente di maggio 2016, ma questa è un’altra fantastica storia.

Mi piace perchè ho accanto un uomo meraviglioso che ama le cose che amo io, o meglio mi piace pensare che le amiamo insieme.

Amiamo correre a casa e rintanarci nella nostra casina, che quest’anno è ancora più Nostra ma che per quel giorno sarà un pochino più lontana. Amiamo aprire i regali ancora stropicciati nel lettone, magari quest’anno lo faremo la sera di Natale stretti in una chaise longue che è il minimo spazio garantito per la felicità.

Mi piace poi la Vigilia perchè da tradizione nonnesca – e data la falsa astinenza da cibo del pranzo – mio nonno voleva cenare alle 17. e io volevo andare a Messa alle 24. Quell’inifinito gap di tempo da quando finisci l’ultimo dolce (intorno alle 18.30) e quando cominci a buttarti sopra strati di lana per sfidare il freddo (intorno alle 23.30) era davvero difficile da riempire, e i miei genitori, per evitare di uscirne stremati dopo ore di giochi di società e carte, avevano la tradizione di farsi tanti piccoli regali. Piccoli, perchè siam sempre stati poverini; tanti, perchè il tempo passato a scartare, indovinare, stupire era un tempo felice.

Ora i nonni non ci sono più, mia mamma è stata purtroppo colpita dall’epidemia di cena precocis, si tira con fatica e brontolii fino ad un antipasto alle 19.30, ma la montagna di regalini rimane sempre. Potremmo incartarci anche un tovagliolo ed essere felici. A tal proposito, ricordo invece la nonna Gina che mi faceva una simpatica calza di Natale low cost con dentro pastina in brodo cruda avvolta con cura nel cuki, mandarini e un paio di arachidi rubate alla cesta di Natale di turno. La amavo, quella calza, rigorosamente del nonno, rigorosamente al polpaccio, rigorosamente blu.

vabbè, mi ero detta, faccio un post sulle cose felici di oggi ma poi ciao.

Intanto volevo dirvi che son qui.

Take me home tonight

Take me anywhere, I don’t care

I don’t care, I don’t care.

Tagged , , , , ,

16.

Buon 16, piccolo cuore.
Questo è il momento della giornata peggiore, in cui addirittura un giorno ci divide. Qui è un brutto giorno qualsiasi, un inutile 15, fatto di frustrazioni e rabbia, ma anche di qualche risata di amici; li, da te, sul tuo sonno, veglia già un dolce 16, sinonimo di promesse fatte e che si faranno, sempre più grandi, sempre più belle.
Perché Tu sei l’eccezione davanti al timore della parola sempre.
Torno presto da Noi.

Tagged , , , , ,

Molly Bloom’s Monologue.

I near lost my 
breath yes he said I was a flower of the mountain yes so we are flowers all a womans body yes that 
was one true thing he said in his life and the sun shines for you today yes that was why I liked him 
because I saw he understood or felt what a woman is and I knew I could always get round him and I 
gave him all the pleasure I could leading him on till he asked me to say yes and I wouldnt answer 
first only looked out over the sea and the sky I was thinking of so many things he didnt know of 
Mulvey and Mr Stanhope and Hester and father and old captain Groves and the sailors playing all 
birds fly and I say stoop and washing up dishes they called it on the pier and the sentry in front of 
the governors house with the thing round his white helmet poor devil half roasted and the Spanish 
girls laughing in their shawls and their tall combs and the auctions in the morning the Greeks and 
the jews and the Arabs and the devil knows who else from all the ends of Europe and Duke street 
and the fowl market all clucking outside Larby Sharons and the poor donkeys slipping half asleep 
and the vague fellows in the cloaks asleep in the shade on the steps and the big wheels of the carts 
of the bulls and the old castle thousands of years old yes and those handsome Moors all in white 
and turbans like kings asking you to sit down in their little bit of a shop and Ronda with the old 
windows of the posadas 2 glancing eyes a lattice hid for her lover to kiss the iron and the wineshops 
half open at night and the castanets and the night we missed the boat at Algeciras the watchman 
going about serene with his lamp and O that awful deepdown torrent O and the sea the sea crimson 
sometimes like fire and the glorious sunsets and the figtrees in the Alameda gardens yes and all the 
queer little streets and the pink and blue and yellow houses and the rosegardens and the jessamine 
and geraniums and cactuses and Gibraltar as a girl where I was a Flower of the mountain yes when I 
put the rose in my hair like the Andalusian girls used or shall I wear a red yes and how he kissed me 
under the Moorish wall and I thought well as well him as another and then I asked him with my 
eyes to ask again yes and then he asked me would I yes to say yes my mountain flower and first I 
put my arms around him yes and drew him down to me so he could feel my breasts all perfume yes 
and his heart was going like mad and yes I said yes I will Yes. 



(da quando ho letto questo monologo a scuola, ho aspettato il momento per sentirlo.)

Tagged , , , ,