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Asleep from Day.

piccoli amici che leggono ciao, in queste righe se guardate con attenzione sono nascosti i miei ultimi atomi di energia.

Sono quei puntini brillanti – no, non quelli che sembrano goccioline d’acqua, quelli sono starnuti che esplodono a caso sul pc – che pulsano sotto il cappuccio della mia felpa, tirata su per nascondere i capelli confusi e per riparare due occhi pesanti.

Occhi grigi, come mi dicevano ogni tanto da bambina, come si scrive sulla carta di identità quando vuoi fare il figo e un po’ non sai bene distinguere i colori: occhi puntati avanti, come dicevo oggi a Lui, ma all’avanti prossimo, non a quello lontano.

Lui che oggi è chiuso in un mondo che non può piacergli, che infrange i sogni come i cristalli liquidi sullo schermo della tua vita, e li fa correre lontano, dove vorrebbe correre lui, dove ha paura di non trovare un traguardo.

E allora gli dico, spostiamolo questo traguardo. Quando abbiamo paura di non arrivare al domani, il segreto è pensare che la nostra meta sia in realtà il dopodomani. Corriamo sapendo che l’importante non è dove arriviamo, ma dove pensiamo di dover e poter arrivare. Il traguardo è il punto in cui cadono i sogni che lanciamo alla partenza.

In questi giorni di lontananza mediatica ho potuto leggere dolci parole che nascevano dalle vib(e)ranti discussioni avute con il mio amico di penna tasti, una sulla malinconia e la tristezza e l’altra sulle persone che Ascoltano.
Sulla seconda, sorrido pensando a un’amica che ieri si è presentata in ufficio da me con due calici di vino, a cui io ho affidato una bottiglia autografata da me, che aspetterò di bere quando sarà tornata da un mondo sabbioso e dorato, magari per festeggiare un nuovo traguardo della sua corsa. In quel momento mi sono venute in mente le persone che Ascoltano, quelle a cui puoi donare un pensiero sapendo che si ricorderanno di innaffiarlo. Quelle che ti chiedono Come stai? e ti leggono la risposta prima negli occhi, e poi tra le labbra.
e invece della malinconia non parlo, non in una sera così, non io qui Lui là, non io con il suo parmigiano e lui senza i miei baci, non io con il freddo intorno al cuore e lui senza il mio corpo caldo intorno.

Have me to you
I shine along underneath your view
I’ll be the one
To let you know when you’ve come undone .

Mazzy Star + Chemical Brothers, Asleep from Day.

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Le regine di Basilonia.

Weekend diverso, questo appena chiuso.

Ho accettato un invito last second dalla amica più urban chic che ho, per partire  immergendomi in una puntata di “roba da ricchi”.

E così mi trovo un’amica ancora poco amica sotto casa, in un sabato mattina di sole, con una vecchia macchina decappottabile ed una faccia di chi sfida la vita, una vita avara, crudele, implacabile, che però a quelli come lei non riesce a far passare la voglia.

E così partiamo, prima tappa il tragico check in dei gitanti, cumenda con camicia azzurrina e voglia di far rombare un motore nuovo di pacca.

Ci troviamo con dei compagni di viaggio semplici, belli come le persone semplici, e curiosi, di quelli che tanto sanno ma tantissimo vorrebbero sapere. E cominci a parlare, di barche, arte, viaggi, neve, balene che innalzano code immense e ti fanno sentire piccolo, canzoni stupide stonate con accompagnamento di risate.

Passi sei ore in macchina – SEI, manco fossi in daylight trappola nel tunnel – e appena arrivi hai già voglia di ripartire a vedere, imparare, sentire.

Di questo viaggio le istantanee che voglio ricordare sono un hotel che sembra un po’ un non luogo, che ti delude con una inspiegabile puzza di crauti in camera, ma recupera punti con delle briochine trasudanti gianduia; un parco acquatico improbabile per rilassare il corpo, ma poi tutti preferiscono stressare la mente; la sensazione che niente di più bello possa esistere delle linee del tramonto che disegna nuove luci sulle Ninfee di Monet della Beyeler; lo scoprire che i parcheggi blu non in tutto il mondo sono quelli a pagamento, ma in tutto il mondo, persino in svizzera, mezz’ora prima della fine dell’orario di pedaggio nessuno paga; il cenare in una legnosa stube, fingendo che sia inverno e sudando felice davanti a piatti stagionalmente sbagliati; la certezza che con il tuo stipendio italiano sopravviveresti due giorni a Basilea, poco di più; l’amarezza di quelle feste in cui tre coraggiosi fuori tempo si dimenano in mezzo la pista, e gli altri stanno a fare i wallflowers regalando giudizi non richiesti; la morbidezza di un dejeuner sur l’herbe davanti ad una fontana irrequieta; l’immenso orgoglio di poter dire Si, ci sono andata, ho visto, io c’ero; il delirio di onnipotenza che una vip card può darti; la certezza che c’è Qualcuno per cui tornare, ogni volta che parti. 

Negli occhi, questo:Immagine

Chen Zhen, Galleria Continua

Immagine

 

Tinguely Foundation

ImmagineKiki Smith, Art Basel

 

 

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