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Ri-Credersi.

Alla fine di una giornata che si è aperta nella più placida delle maniere (con mia madre che mi strillava la sua rabbia nelle orecchie), che è continuata con una tappa del Giro d’Italia – anzi del Giro di Milano in bicicletta, con il pavè come unico avversario – che è finita con una valigia da fare e nessuna voglia di metterci niente dentro, se non qualcun’altro che possa partire al mio posto, dicevo in questa giornata posso dire di aver imparato il significato di ricredersi. 

Ricredersi è un verbo riflessivo che indica la capacità – non usuale – di ammettere un errore di valutazione, circa una situazione o una persona. 

Ricredersi penso possa avere una doppia sfaccettatura, positiva o negativa, o almeno penso la possa avere per me: oggi mi sono ricreduta bidirezionalmente.

Ho pranzato accanto a una persona che avevo preso in giro a lungo, dopo un solo incontro di cui ricordavo solo un outfit improbabile e una cerca pochezza di spirito. E oggi, tra un croissant al salame e un donut (insomma, obnubilata forse dai trigliceridi) ho scoperto che è una ragazza che ascolta, che ti ascolta.  Una che ha avuto la delicatezza di mostrarmi l’abito acquistato per il nostro matrimonio dicendomi “se pensi non sia adatto, me lo devi dire”. E io l’ho trovata una persona diretta, di quelle che vanno da A a B, e questo mi è piaciuto tanto. Mi ha salutato dandomi una abbracciatona e io ho pensato “adesso la seguo e le chiedo il numero perché sarò felice di sentirla ancora”.

Poi mi sono ricreduta su un fornitore – l’avrei chiamato amico, ma oggi mi suona meglio fornitore. Uno che invece di andare da A a B è passato da V, lei che è a un Canale di distanza, quando sarebbe bastato andare oltre alla porta di distanza che separa noi due.

E allora, alla fine di questa giornata che va in po’così, mi voglio portare in valigia solo le cose belle, che sono: chi ti fa un video messaggio di risposta a una video partecipazione, chi ti scrive noi siamo i vostri fan quindi lo spettacolo più importante è il vostro, provarmi un pantalone taglia S e vedere nei Suoi occhi che sta bene, stare in tre su un divano sempre attenti a toccarci, anche solo un pochino, così da Ri-caricarci e Ri-credere che in fondo anche questo sia stato un giorno buono.

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menodiecianatale.

anzi, alla Vigilia di Natale, che è sempre il mio giorno preferito.

Perchè mangi cose più buone del solito – poi da un paio d’anni mia mamma, esasperata dalle richieste più assurde, ha sventolato bandiera bianca e alla cena della Vigilia si mangia di tutto di più, abbasso le tradizioni anticarnivore. A pranzo come da tradizione dei nonni materni si “fa vigilia”, il che tradotto dalla mia famiglia di guduriosi significa un morbido brunch in cui mangi di ogni ma in quantità minime, a riprova che quello “non è un pranzo”.

Poi la Vigilia mi piace perchè è uno dei pochi momenti in cui stai in casa ma ti vesti carina, e mi piace perchè si riunisce il meglio della mia famiglia sgarruppata. mi piace perchè alla Vigilia di Natale 2015 si parlerà un sacco e concretamente di maggio 2016, ma questa è un’altra fantastica storia.

Mi piace perchè ho accanto un uomo meraviglioso che ama le cose che amo io, o meglio mi piace pensare che le amiamo insieme.

Amiamo correre a casa e rintanarci nella nostra casina, che quest’anno è ancora più Nostra ma che per quel giorno sarà un pochino più lontana. Amiamo aprire i regali ancora stropicciati nel lettone, magari quest’anno lo faremo la sera di Natale stretti in una chaise longue che è il minimo spazio garantito per la felicità.

Mi piace poi la Vigilia perchè da tradizione nonnesca – e data la falsa astinenza da cibo del pranzo – mio nonno voleva cenare alle 17. e io volevo andare a Messa alle 24. Quell’inifinito gap di tempo da quando finisci l’ultimo dolce (intorno alle 18.30) e quando cominci a buttarti sopra strati di lana per sfidare il freddo (intorno alle 23.30) era davvero difficile da riempire, e i miei genitori, per evitare di uscirne stremati dopo ore di giochi di società e carte, avevano la tradizione di farsi tanti piccoli regali. Piccoli, perchè siam sempre stati poverini; tanti, perchè il tempo passato a scartare, indovinare, stupire era un tempo felice.

Ora i nonni non ci sono più, mia mamma è stata purtroppo colpita dall’epidemia di cena precocis, si tira con fatica e brontolii fino ad un antipasto alle 19.30, ma la montagna di regalini rimane sempre. Potremmo incartarci anche un tovagliolo ed essere felici. A tal proposito, ricordo invece la nonna Gina che mi faceva una simpatica calza di Natale low cost con dentro pastina in brodo cruda avvolta con cura nel cuki, mandarini e un paio di arachidi rubate alla cesta di Natale di turno. La amavo, quella calza, rigorosamente del nonno, rigorosamente al polpaccio, rigorosamente blu.

vabbè, mi ero detta, faccio un post sulle cose felici di oggi ma poi ciao.

Intanto volevo dirvi che son qui.

Take me home tonight

Take me anywhere, I don’t care

I don’t care, I don’t care.

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Beyond expectations.

La necessità di difendere la proprietà intellettuale dei miei post vince sulla pigrizia in cui sono caduta.
Quindi eccomi a scrivere ciò che ho anticipato a orecchie furbette e rosa…
Perché i post più belli, i miei preferiti, me li scrivo in testa.
La fatica abnormal di metterli per iscritto mi fa perdere capitoli fondamentali del mio libro.
Io ho sempre poi pensato come l’eroina di un libro (tu pensa), la grande protagonista di una di quelle saghe in cui le misere ma valorose poi trionfano. In linea con questa idea, leggo ogni singola azione con sguardo da regista, e mi invento diramazioni improbabili di eventi comuni.
Ho appena finito l’ultimo capitolo, in cui mi convincevo di avere un male profondo che mi permetteva al massimo 10 anni di vita. Perché mica vorrai morire di una banale vecchiaia, tu eroina del mio auto romanzo, figurati: solo uscite di scena strappalacrime. Ieri stirando come solo le casalinghe disperate il lunedì sanno fare ho finito di guardare Voglia di tenerezza, un sacco di spunti performativi.
Ma sto divagando, come sempre. Il mio piccolo post fatto a cuore è nato per dirti che è una fiaba, non solo un romanzo, avere accanto una persona che non solo è sempre all’altezza delle tue aspettative, ma spesso le supera.

Fine del capitolo.

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