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Le regine di Basilonia.

Weekend diverso, questo appena chiuso.

Ho accettato un invito last second dalla amica più urban chic che ho, per partire  immergendomi in una puntata di “roba da ricchi”.

E così mi trovo un’amica ancora poco amica sotto casa, in un sabato mattina di sole, con una vecchia macchina decappottabile ed una faccia di chi sfida la vita, una vita avara, crudele, implacabile, che però a quelli come lei non riesce a far passare la voglia.

E così partiamo, prima tappa il tragico check in dei gitanti, cumenda con camicia azzurrina e voglia di far rombare un motore nuovo di pacca.

Ci troviamo con dei compagni di viaggio semplici, belli come le persone semplici, e curiosi, di quelli che tanto sanno ma tantissimo vorrebbero sapere. E cominci a parlare, di barche, arte, viaggi, neve, balene che innalzano code immense e ti fanno sentire piccolo, canzoni stupide stonate con accompagnamento di risate.

Passi sei ore in macchina – SEI, manco fossi in daylight trappola nel tunnel – e appena arrivi hai già voglia di ripartire a vedere, imparare, sentire.

Di questo viaggio le istantanee che voglio ricordare sono un hotel che sembra un po’ un non luogo, che ti delude con una inspiegabile puzza di crauti in camera, ma recupera punti con delle briochine trasudanti gianduia; un parco acquatico improbabile per rilassare il corpo, ma poi tutti preferiscono stressare la mente; la sensazione che niente di più bello possa esistere delle linee del tramonto che disegna nuove luci sulle Ninfee di Monet della Beyeler; lo scoprire che i parcheggi blu non in tutto il mondo sono quelli a pagamento, ma in tutto il mondo, persino in svizzera, mezz’ora prima della fine dell’orario di pedaggio nessuno paga; il cenare in una legnosa stube, fingendo che sia inverno e sudando felice davanti a piatti stagionalmente sbagliati; la certezza che con il tuo stipendio italiano sopravviveresti due giorni a Basilea, poco di più; l’amarezza di quelle feste in cui tre coraggiosi fuori tempo si dimenano in mezzo la pista, e gli altri stanno a fare i wallflowers regalando giudizi non richiesti; la morbidezza di un dejeuner sur l’herbe davanti ad una fontana irrequieta; l’immenso orgoglio di poter dire Si, ci sono andata, ho visto, io c’ero; il delirio di onnipotenza che una vip card può darti; la certezza che c’è Qualcuno per cui tornare, ogni volta che parti. 

Negli occhi, questo:Immagine

Chen Zhen, Galleria Continua

Immagine

 

Tinguely Foundation

ImmagineKiki Smith, Art Basel

 

 

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