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Body and soul.

La scorsa settimana ho guardato un documentario che mi ha consigliato e sconsigliato Lui, quello sulla vita e la disfatta di Amy Winehouse. Un racconto amaro, che fa arrabbiare e pensare quando chi ti sta intorno sia anche chi ha il potere di farti più male.

Mi ha colpito un episodio, in particolare, un episodio che racconta la rumorosa sincerità di quell’artista che era Amy: nel 2011, a pochi mesi dalla morte, inutile, fiacca, sbagliata, registra un duetto con Tony Bennet che per lei era Dio vestito da cantante. Io ci ho pensato, a chi sarebbe il mio corrispettivo, ma non me ne viene in mente uno: per lei era uno che ti mette così ansia da farti ingoiare la voce, praticamente il suo mito che a un certo punto voleva duettare con lei, ragazza tutta al contrario del giusto e del lecito. 

E lei è così agitata che dice solo cose a caso, mentre lui la rassicura e la convince come solo pochi nonni sanno fare. Lui che è leggenda le dice che è un onore lavorare con lei, che una matta con un talento pazzesco.

E insieme cantano un duetto di una eleganza incredibile, che è stato il Nostro ballo, quel Giorno, un duetto che ti immagini cantato da due artisti bellissimi che ballano in abiti da sera su una terrazza estiva di notte, e invece è il frutto di un improbabile incontro tra un vecchio fatto di polvere e una giovane fatta e strafatta.

Lei muore, poco dopo, e il duetto nemmeno se lo gode. Ma muore con la certezza di avere fatto qualcosa di incredibilmente figo.

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Playlist.

Oggi, dopo anni di pensosità e di pigrizia, ho deciso di cambiare la mia playlist dell’iphone.

Dall’ultimo furto del pc la mia sincronizzazione se n’era mestamente andata, e da tanto, troppo tempo mi trascinavo dietro canzoni che stancamente ogni mattina mandavo avanti, come se niente si accordasse più con le mie note.

Il problema è che le canzoni si attaccano a te come certe croste sulle ferite, cazzo. Se ti ostini a toglierle nel momento sbagliato, son dolori.

Ma oggi, dopo anni di pensosità e di pigrizia, ho sentito che la mia pelle era fresca, e pronta per nuove ferite, pronta per nuove carezze.

E ho cancellato anni di canzoni, per sostituirle con nuove, timide, promettenti.

 

Ci ho messo Silvestri, perché è stato uno dei concerti che Noi abbiamo più amato.

Ci ho messo i Subsonica, perché è stato uno (…) dei concerti che Noi abbiamo più ballato.

Ci ho messo Pharrell, perché sarà uno dei Nostri concerti.

Ci ho messo De André, per quanto è stato arrabbiato e innamorato della vita.

Ci ho messo Lana del Rey, per quando voglio deprimermi in (non sotto) metropolitana.

Ci ho messo Mazzy Star, per quando voglio che la musica abbia un volume più alto della vita.

Ci ho messo i Doors, i Queen, Lou Reed e i Pink Floyd, perchè quella musica non ci salverà, ma si salverà.

E poi ci ho messo questa canzone, che mi ricorda quando Noi eravamo solo noi.

Ed in questa sera in cui mi addormenterò lasciando il posto alla notte che inizia il turno, voglio farmi cullare dalla meraviglia di una lettera maiuscola.

 

 

 

 

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Mrs Cold.

Questo per Te, che quando ascolti le canzoni sorridi canticchiandole, per spremerne le parole, cullare le note.
A te che soffri una notte intera ma sei pronto a svegliarmi con il sorriso, ti impegni a guardare un film dall’inizio alla fine anche se dopo dieci minuti dormiresti, mi coinvolgi in cene salutiste e in deliri di Carbonare di mezzanotte.
Così.

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