Tag Archives: Lui

Born to run.

Chissà quanti post di corridori dilettanti sono stati intitolati andando a disturbare The Boss.

Il mio titolo corretto dovrebbe essere (Not) born to run, a voler essere onesti intellettualmente. Sono l’antisportiva più entusiasta del gruppo, quella che sapeva tutti gli sport in teoria ma non era capace di eseguirne mezzo in pratica, goffa e appesantita forse proprio da troppi pensieri.

Però Lui è così bello quando corre, così grande da farci persino nascere un blog, da quei passi robusti e coraggiosi, che ho deciso di corrergli accanto un po’ anche io. Non dietro, ma accanto, perché Lui mi ha aspettato, incitato, contandomi le metà percorso e preoccupandosi appena smettevo di respirare col naso (circa al passo n. 3) e cominciavo a fare il pesciolino con la bocca.

Lui che ha il coraggio e l’amore di dirmi Sei bellissima! mentre mi comprimo in un paio di inguardabili leggings dimenandomi come le cosce della Marini in un vestito Seduzioni Diamonds, lui che si complimenta della mia prestazione dopo che la prestazione in questione è stata una passeggiata al parco con qualche sbilenco tentativo di corsa.

Beh, io ieri mi sentivo veramente un asso dello sport: stavo proprio bene.

Abbiamo bruciato circa 200 calorie in un’ora e ne abbiamo recuperate circa 1800 in un’ora al nuovo locale Anni Cinquanta.

Ed oggi, annebbiata sulla scrivania, con il collo sbilencio e la testa che ronzava, con una flebo di caffè scadente endovena, pensavo già a quanto andremo lontano, sorridevo, e secondo me con il sorriso qualche caloria l’ho pure bruciata.

 

Got I start the revolution from my bed
‘Couse you said the brains I have went to my head
Step outside ‘couse summertime’s in bloom
Stand up beside the fireplace
Take that look from off your face
‘Couse you ain’t ever gonna burn my heart out.

Oasis, Don’t look back in anger

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Beyond expectations.

La necessità di difendere la proprietà intellettuale dei miei post vince sulla pigrizia in cui sono caduta.
Quindi eccomi a scrivere ciò che ho anticipato a orecchie furbette e rosa…
Perché i post più belli, i miei preferiti, me li scrivo in testa.
La fatica abnormal di metterli per iscritto mi fa perdere capitoli fondamentali del mio libro.
Io ho sempre poi pensato come l’eroina di un libro (tu pensa), la grande protagonista di una di quelle saghe in cui le misere ma valorose poi trionfano. In linea con questa idea, leggo ogni singola azione con sguardo da regista, e mi invento diramazioni improbabili di eventi comuni.
Ho appena finito l’ultimo capitolo, in cui mi convincevo di avere un male profondo che mi permetteva al massimo 10 anni di vita. Perché mica vorrai morire di una banale vecchiaia, tu eroina del mio auto romanzo, figurati: solo uscite di scena strappalacrime. Ieri stirando come solo le casalinghe disperate il lunedì sanno fare ho finito di guardare Voglia di tenerezza, un sacco di spunti performativi.
Ma sto divagando, come sempre. Il mio piccolo post fatto a cuore è nato per dirti che è una fiaba, non solo un romanzo, avere accanto una persona che non solo è sempre all’altezza delle tue aspettative, ma spesso le supera.

Fine del capitolo.

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From zero to hero.

In questo periodo il lavoro mi sta mangiando viva.
Se fossi una vignetta, sarei uno di quei piccoli omarelli in giacca e cravatta, ventiquattr’ore alla mano, schiacciati da un orologio che li assorda di tictactictac. Un assillo noioso come quello del coccodrillo di Capitan Uncino.
Ho avuto un brutto momento, in cui mi sono dovuta scontrare con la cattiveria umana, che diventa cattiveria lavorativa. Per l’ennesima volta, la mia ingenuità attenta alla mia vita (professionale).
Ho ricevuto un monito severo ed accorato, con la severità di chi ci tiene, a chi sei, a chi sarai, ed ho deciso due cose.
Primo: ricordarsi che, se non puoi far niente per cambiare le cose, è inutile preoccuparsi.
Secondo: se dovrò uscire dal campo, non sarà una sostituzione dovuta ad una performance scadente. Voglio uscirne da marcatore. Per questo d’ora in poi entra in scena un personaggio, ed esco io.

Di questo non ne ho parlato se non con voi lettori: a chi mi ha fatto sorseggiare del vino ed vomitare della frustrazione, a chi mi chiama apposta quando sono costretta ad usare un volume più basso di voce, e soprattutto a Lui, che mi sopporta e recupera il mio cervello tenendolo per una coordina dolce dolce, come si fa con gli aquiloni, e non permettendo che il vento di burrasca lo trascini lontano.
Lui sarà il mio coach, in questa partita: Lui che per me avrà sempre le pagelle migliori.

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Enjoy the silence.

Ho sempre avuto un rapporto difficile con il silenzio: da quando ho cominciato ad occuparlo con le parole, non ho mai smesso.
Ho sempre parlato più del dovuto, non come chi parla a sproposito (non sempre), ma piuttosto come chi parla tanto, tante parole, tante frasi.
Il silenzio non è mai stato il mio rifugio, piuttosto la mia trappola.
Quando da piccola suonavo il pianoforte, avevo paura del silenzio della casa che mi inghiottiva mentre mi esercitavo, che mi si appoggiava sulle spalle facendoli rabbrividire.
Anche ora, un po’ meno piccola, appena arriva il signor silenzio cerco di riempirlo con della musica, delle voci, per non lasciarlo parlare, per non starlo a sentire.
Voglio imparare a rispettare il silenzio. È una lotta incredibilmente difficile, me lo stai insegnando Tu. Voglio tentare di enjoyil silenzio, senza scappare.

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Lettera al futuro.

Buon quarto Natale, piccolo cuore.

Avrai i regali per scaldarti fuori e dentro, ma il biglietto te lo metto qui, nel posto in cui ogni tanto sbirci con quel musetto furbo.

Voglio che il 2014 ti porti grandi cose: un lavoro che ti rispetti, ti faccia sentire finalmente quanto sei brillante, ti strappi sorrisi orgogliosi.

Un anno di corse, non di quelle che sei costretto a fare perché sei in ritardo, bensì di quelle che decidi di fare, per non essere mai in ritardo sulle tue aspettative. Questo te lo regalo perché il sorriso che mi rivolgi ogni volta al traguardo mi fa sentire la donna migliore del mondo.

Ti regalo qualche kg in meno, non perché non piaci a me, ma per piacere di più a te. Perché, sulle calde spiagge di un’estate siciliana, come dici tu, ci si possa guardare fieri di ciò che abbiamo ottenuto.

Un futuro più sereno, accanto a una persona che ti deluda sempre meno, e ti indovini sempre più. Perché conoscersi non significhi mai, mai, darsi per scontati. Perché ogni giorno sia una vittoria per ciò che saremo, e una sconfitta di ciò che eravamo.

Un costante, immenso, flusso di amore, che non sia mai sottovalutato: anche quando le nubi offuscano la vista, o la nebbia ci attorciglia il cuore. Perché poi, ce lo dimostrano tutti gli aerei presi insieme, sopra le nuvole ogni giorno è un giorno di sole.

Non so quanto ci porterà il nuovo anno: so però quanto ci hanno portato questi. Ogni anno insieme è il migliore degli anni vissuti.

Ti amo, in questo come in ogni Natale. Ma soprattuto negli altri 364 giorni, senza la neve, i regali, le campanelline, i brindisi, il camino.

 

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2.0

È passato tanto dal mio ultimo respiro qui, un po’ per causa oggettive (m’han rubato il pc), un po’ perché quando svolti un angolo poi ci metti un po’ per ritrovare la tua nuova strada e riallinearti sul tuo sentiero, devi lasciare che la tua bussola si rimetta in funzione.
In questo tempo silenzioso c’è stato tanto rumore: qualcuno ha profanato il nido, mettendo le mani la dove noi mettiamo il cuore, e la ferita fatica a rimarginarsi. Ieri notte, all’ennesimo incubo, ho allungato i piedini e ho sentito al mio fianco il Mio uomo meraviglioso, che si é mostrato anche in questa noiosa situazione la Scelta migliore. Penso che uno nella vita non riesca mai a spiegarsi fino in fondo queste fortune.
Lui che ha costruito dove c’erano le rovine, e mi ha fatto trovare il nido 2.0, lui che non ha bisogno di essere aggiornato, non ha bisogno di memoria ulteriore, lui che contiene tutte le mie immagini e i miei file migliori.

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Nuvole rapide.

guardavo le nuvole, prima.

mentre camminavo su quegli scalini che nei weekend a stento mi riconoscono.

ci sono certi giorni, anzi, certi momenti, in cui non so perché ho maggiore consapevolezza del mio essere elemento del mondo. Sento con più chiarezza lo spessore che occupo nello spazio, i sensi funzionano oltre il normale, tutto si muove con un ritmo e io con un altro.

sono momenti strani, piacevoli: è come se in un attimo uscissi da me stessa e vedessi il mio personaggio, io mi essere qualcuno.

e vedevo una ragazza che lotta disperatamente per un qualche kg che poi nemmeno se ne accorge la gente, ma Lui che conosce ogni suo cm quadrato (cubo) invece confronta e gioca sui perimetri, come un giocatore che misura la distanza alle sue mete strategiche del campo. 

(smetto di parlare in terza persona di me perché è odioso).

(smetto anche di essere così melensa perché ho troppa fame e credo di avere tutto il sangue in panza).

insomma, oggi mi sentivo come Cenerentola quando tutte le sorelle vanno al ballo e lei come una sfigata rimane in ufficio casa a ramazzare e pulire in lungo e in largo, ero scoglionata perché per colpa di questo maledetto collaudo del termosifone sono prigioniera del Nido nella vana speranza che venga qualcuno a riscaldarlo, poi ho ricevuto una email così semplice e strabordante d’amore che ho pensato Sai che c’è? che io son proprio dannatamente fortunata ad essere così beatamente amata.

ed ora, vestita con una mise a metà tra una Matrioska e l’Omino Michelin, con una Carbonara profumata sui fornelli, con la tv e il pc già in posizione d’attacco, amici, vi auguro uno sfolgorante venerdì sera. Divertitevi.

Io, mi accendo qualche candela e ascolto questo:

 

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Asleep from Day.

piccoli amici che leggono ciao, in queste righe se guardate con attenzione sono nascosti i miei ultimi atomi di energia.

Sono quei puntini brillanti – no, non quelli che sembrano goccioline d’acqua, quelli sono starnuti che esplodono a caso sul pc – che pulsano sotto il cappuccio della mia felpa, tirata su per nascondere i capelli confusi e per riparare due occhi pesanti.

Occhi grigi, come mi dicevano ogni tanto da bambina, come si scrive sulla carta di identità quando vuoi fare il figo e un po’ non sai bene distinguere i colori: occhi puntati avanti, come dicevo oggi a Lui, ma all’avanti prossimo, non a quello lontano.

Lui che oggi è chiuso in un mondo che non può piacergli, che infrange i sogni come i cristalli liquidi sullo schermo della tua vita, e li fa correre lontano, dove vorrebbe correre lui, dove ha paura di non trovare un traguardo.

E allora gli dico, spostiamolo questo traguardo. Quando abbiamo paura di non arrivare al domani, il segreto è pensare che la nostra meta sia in realtà il dopodomani. Corriamo sapendo che l’importante non è dove arriviamo, ma dove pensiamo di dover e poter arrivare. Il traguardo è il punto in cui cadono i sogni che lanciamo alla partenza.

In questi giorni di lontananza mediatica ho potuto leggere dolci parole che nascevano dalle vib(e)ranti discussioni avute con il mio amico di penna tasti, una sulla malinconia e la tristezza e l’altra sulle persone che Ascoltano.
Sulla seconda, sorrido pensando a un’amica che ieri si è presentata in ufficio da me con due calici di vino, a cui io ho affidato una bottiglia autografata da me, che aspetterò di bere quando sarà tornata da un mondo sabbioso e dorato, magari per festeggiare un nuovo traguardo della sua corsa. In quel momento mi sono venute in mente le persone che Ascoltano, quelle a cui puoi donare un pensiero sapendo che si ricorderanno di innaffiarlo. Quelle che ti chiedono Come stai? e ti leggono la risposta prima negli occhi, e poi tra le labbra.
e invece della malinconia non parlo, non in una sera così, non io qui Lui là, non io con il suo parmigiano e lui senza i miei baci, non io con il freddo intorno al cuore e lui senza il mio corpo caldo intorno.

Have me to you
I shine along underneath your view
I’ll be the one
To let you know when you’ve come undone .

Mazzy Star + Chemical Brothers, Asleep from Day.

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498.

Ieri mi sono trovata a passare un paio d’ore in una delle mie città di fanciullezza, Bologna.

La città in cui quando piove tutti ti dicono “Non ti bagni, ci sono i portici”, ed effettivamente non ti bagni, ma rischi la paralisi dovuta a contusioni dell’osso sacrale quando ci scivoli, in quei maledetti portici. La città dove ho passato cinque (o forse sei, ma cinque fa più figo) anni a studiare il futile, per poi farlo diventare utile.

Quando si andava a ballare il martedì tanto il mercoledì c’era sempre una un pelo più sfigata di te che andava a lezione e ti passava appunti sgangherati (che poi io ero una secchiona, ma ci andavo davvero, qualche martedì, a sgambettare in parigine).

Ricordo con un sorriso anche quella notte in dicembre in cui ci si incendiò casa e io scappai stoicamente in mutande. Da allora, la depilazione inguinale è un gesto di riconoscenza verso un Mondo che mi ha salvato.

Beh insomma, mi trovavo a Bologna mentre Lui superava un altro limite, la Paura di Non Farcela, la batteva in nemmeno due ore e in un sorriso al traguardo scioglieva giorni di tensione e distanze. Lo guardavo perdere la fiducia frugando nel borsone, chiusi nel parcheggio sotterraneo, Bob Dylan canticchiava my weariness amazes me, I’m branded on my feet, I have no one to meet, ed io cercavo di tranquillizzarlo.

Me ne sono andata a fare una passeggiata, alla ricerca di un po’ di passato, e mi sono imbattuta in una porta stranamente aperta: La Torre degli Asinelli. Uno dei tre posti in cui non andare chesenonontilaurei, insieme al chiostro di Economia e (e a cosa? San Luca? no lì ci dovevi andare se no non perdevi la verginità. L’Eremo di Tizzano? no lì nemmeno se no perdevi la vita colpito dalle randellate degli eremiti)…e qualcos’altro, che ora mi sfugge.

E mi son detta, mentre in testa Bob Dylan canticchiava I’m ready to go anywhere, I’m ready for to fade, into my own parade, che due lauree e qualche anno dopo, potevo pur togliermi questo sfizio. E se Lui combatteva sul lungo, io potevo combattere contro l’alto.

Morale della Favola: sono salita fino in cima.

Credevo fossero circa 100 scalini.

Erano 498.

Solo andata, altrettanti al ritorno.

Sono scesa sorridendo e mi sono gettata felice su un toast, leggendo il giornale senza fretta.

E l’ho aspettato al traguardo.

Perché entrambi abbiamo vinto.

Mentre Bob Dylan canticchiava Let me forget about today until tomorrow.

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498 scalini dopo.

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996 scalini dopo.

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Done list.

Breaking news:

è arrivato Internetsupervelocissimo nel nido, da oggi finalmente la logorrea bloggistica potrà essere appagata al meglio (e con essa i miei due lettori).

Poi però, visto che il karma colpisce sempre, si è rotta la guarnizione del lavandino, quindi ho perso un’ora per lavare i piatti tenendo la spugna in bocca a mo’di spazzolino da denti, e quindi ora sono parzialmente stremata e le cose che volevo scrivere scivolano e si mischiano col sudore (fresca, Milano, rispetto a Djerba freschissima).

Metto qui alcuni pensieri in libertà – done list della scorsa settimana:

cena con l’Amico a cui vorresti tamponare il cuore, ma appena blocchi un’emorragia ne scoppia subito una ancora più dolorosa: FATTO

fuga d’amore con Lui, circondati solo dal fresco, dai sorrisi e dai rumori del bosco (…), vederlo dormire tranquillo e poterlo accarezzare senza subire l’amputazione dell’oltraggioso arto : FATTO

coccole profonde alla micia che nonostante il caldazzo si ostina ad infagottarsi sotto improbabili panni di lana, e al mattino corre ad alzarti urlando come se fosse l’ultimo giorno del mondo: FATTO

 

settimana di lavoro impossibile, circondata dai lamenti, dalle cattiverie, dalle fughe, chiedendoti di chi, di cosa ti puoi fidare, e rispondendoti che forse nemmeno di te stessa puoi garantire al centopercento: FATTO

 

concerto dell’uomo più figodellamadonna bravo di tutti, lui che ride con gli occhi (come dice la mia mamma, ingrifata come una sedicenne), vedere il letto dei Take That e ricordarti di un’amica che amica non è più, poi la notte sogni di incontrarla su una spiaggia e di non ricordarvi nemmeno perchè avevate litigato. Ascoltare la Sua canzone, che sai che non è la Vostra, ma emozionarsi per le Sue emozioni: FATTO

trovarsi davanti a una mamma con figlia adolescente che rivolgendosi a Lui sentenzia: “Scusa, lei è piccola, glielo puoi far vedere?” e rispondere con serafica calma e tono misto tra Il Comitato sai che fa? e Mi cade sull’uccello Signora Longari “Signora, non mi sembra una bella frase da dire davanti a sua figlia”: FATTO

trovarsi di fianco a due ragazze che colpiscono ridacchiando con un giornale Lui che cammina davanti a te, e rispondere con calma leggermente meno serafica e tono da Beatrix Kiddo mentre sguaina il katana “Ragazze, non mi sembra un gioco divertente” per poi scoprire che sono due clienti di Lui: FATTO

 

Through your eyes 
The world was burning 
Please be gentle 
I’m still learning.

Advertising Space, Robbie Williams

 

 

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