Tag Archives: morte

Accanimento terapeutico.

Stasera mi sono cucinata un risotto agli asparagi, annaffiato di vino Rosè.

Il risotto lo considero uno degli alimenti che più mi coccolano in assoluto, prepararmi un risotto significa volermi proprio bene. Devo trovar tempo, ottimi ingredienti, pazienza, non troppa fame. Insomma, devo aver voglia di me.

Nonostante la premessa, questo è un post sul dolore.

Lo scorso sabato sono stata al funerale della mamma di un collega, che è anche un amico. Una chiesa buttata su una rotonda, una giornata più fredda del dovuto; la soddisfazione di vedere che quasi tutto l’ufficio c’è, che esiste anche qualcosa che va oltre il lavoro.

Vederlo scendere dalla macchina col feretro, da solo, mi ha lacerato il cuore: in questi momenti sei abituato a vedere i parenti stretti stretti quasi a tenersi su a vicenda, e invece lui di parenti non ne ha più. Perché, come discutevo tra uno spritz e uno spritz con una collega, che è anche una amica, il giorno prima, la vita si accanisce proprio come una merda contro certe persone. Porta via loro tutto l’amore, loro ne producono e lei lo strappa via, con un sadico accanimento.

Eravamo lì perché sua madre è morta (odio l’espressione “se ne è andata”. Ma dove, di grazia? ha cambiato Stato? abbiamo il coraggio di chiamare morte la morte. Dove vadano i morti, nessuno lo sa, ma ognuno ha il diritto di immaginarselo come un posto perfetto: ad esempio, mio nonno credo sia in bocciofila a giocare a briscola, con una bottiglia di Lambrusco da stappare).

E’ morta e lui si è arrabbiato, lo è ancora, perché nessuno gli aveva detto sul serio che sarebbe morta. O meglio, non subito, non ora, non ancora. E io pensavo: Ma due mesi in più, senza nessuna speranza, a chi servono? ti farà davvero meno male, se per altri due mesi la vedrai ogni giorno soffrire? Non credo nell’accanimento terapeutico.

Vado in giro con la tesserina da donatore di organi, perché mi piace pensare di andarmene regalando momenti miracolosi a qualche altro disgraziato che non ha il coraggio di sperare che un altro umano muoia.

Poi però penso a mia mamma, che ho visto uscire dalla sala operatoria un mese fa, per una cosa molto più lieve, ma tutta molle e debole su quel letto, e io ho pensato che tutto a d’un tratto non sapevo cosa fare, perché in una situazione così avrei chiesto a lei, che fare.

E penso che Lui ha ragione, quando dice che dobbiamo abituarci alla Morte, Lui che ho dovuto svegliare parlando di Morte poco tempo fa.

Ma che questo pensiero mi fa una paura fottuta, e allora ogni giorno in più sarà un giorno in più per un miracolo non credibile, ma sperabile.

Ho un accanimento terapeutico nei confronti della felicità.

 

 

 

 

 

Advertisements
Tagged , ,