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Prenatalizio.

Sabato sono scesa per una gita di amicizie varie, per incontrare una serie di emigrate come me che a Natale si radunano tutte sotto la benevola ombra del nostro campanile bianco.
Una giornata frenetica, più che vederle ho dovuto rincorrerle, ma poi come ha detto Lui, sempre saggio, il giorno dopo sarai contenta di averlo fatto.
Ne ho vista una che si è commossa quando le ho chiesto di essere la mia testimone, e mi ha risposto, stupendomi, che per lei è un onore. Che si impegnerà a farlo al meglio. E io, che non ho dubbi sulla sua performance, sono rimasta colpita e ammaliata dalla serietà che mi ha dimostrato. Lei che sa che l’Amore è sacro, specie se combattuto.
Poi ne ho visto una, la più dolce di tutte, che si è commossa quando mi ha detto arrivederci. Anche questo mi ha colpito, vedere che a qualcuno manchi tanto, che davvero la tua presenza come amica fa la differenza. Lei avrà un Natale triste ma sorride sempre, lascia sempre posto a me per parlare. Lei non parla del Suo giorno, per farmi parlare del Nostro.
Poi ne ho vista un’altra ancora, che mi stupisce sempre meno. Una a cui ho scritto ti voglio bene e mi ha risposto grazie, che è una bella risposta, forse non quella giusta. Forse, perché io non le voglio bene perché me ne vuole lei: gliene voglio perché la rispetto.
Mi sono addormentata nella camera di una me adolescente, indugiando su tutta una vita appena alle pareti. Su armonie diverse, sulla fitta di dolore per non essere nel letto che desideravo ricoprire.

E oggi, ora, seduta su un tram pieno di luccichini, pensando alla buffa ragazza che ci fa sempre ridere, che torna con un fornetto per la fonduta come bagaglio a mano, a chi soppesa la gioia di una casa nuova, a chi non condivide il vino buono con gli amici, a chi vuole sconfiggere la morte, a chi la calpesta con un paio di trampoli.
Alla gioia di poter dire Ciao, sono io, torno da Voi.

On air: Blondie, Heart of Glass (che poco c’entra, ma è partita mentre scrivevo le ultime parole, e mi ricorda uno dei balli più felici del 2014).

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menodiecianatale.

anzi, alla Vigilia di Natale, che è sempre il mio giorno preferito.

Perchè mangi cose più buone del solito – poi da un paio d’anni mia mamma, esasperata dalle richieste più assurde, ha sventolato bandiera bianca e alla cena della Vigilia si mangia di tutto di più, abbasso le tradizioni anticarnivore. A pranzo come da tradizione dei nonni materni si “fa vigilia”, il che tradotto dalla mia famiglia di guduriosi significa un morbido brunch in cui mangi di ogni ma in quantità minime, a riprova che quello “non è un pranzo”.

Poi la Vigilia mi piace perchè è uno dei pochi momenti in cui stai in casa ma ti vesti carina, e mi piace perchè si riunisce il meglio della mia famiglia sgarruppata. mi piace perchè alla Vigilia di Natale 2015 si parlerà un sacco e concretamente di maggio 2016, ma questa è un’altra fantastica storia.

Mi piace perchè ho accanto un uomo meraviglioso che ama le cose che amo io, o meglio mi piace pensare che le amiamo insieme.

Amiamo correre a casa e rintanarci nella nostra casina, che quest’anno è ancora più Nostra ma che per quel giorno sarà un pochino più lontana. Amiamo aprire i regali ancora stropicciati nel lettone, magari quest’anno lo faremo la sera di Natale stretti in una chaise longue che è il minimo spazio garantito per la felicità.

Mi piace poi la Vigilia perchè da tradizione nonnesca – e data la falsa astinenza da cibo del pranzo – mio nonno voleva cenare alle 17. e io volevo andare a Messa alle 24. Quell’inifinito gap di tempo da quando finisci l’ultimo dolce (intorno alle 18.30) e quando cominci a buttarti sopra strati di lana per sfidare il freddo (intorno alle 23.30) era davvero difficile da riempire, e i miei genitori, per evitare di uscirne stremati dopo ore di giochi di società e carte, avevano la tradizione di farsi tanti piccoli regali. Piccoli, perchè siam sempre stati poverini; tanti, perchè il tempo passato a scartare, indovinare, stupire era un tempo felice.

Ora i nonni non ci sono più, mia mamma è stata purtroppo colpita dall’epidemia di cena precocis, si tira con fatica e brontolii fino ad un antipasto alle 19.30, ma la montagna di regalini rimane sempre. Potremmo incartarci anche un tovagliolo ed essere felici. A tal proposito, ricordo invece la nonna Gina che mi faceva una simpatica calza di Natale low cost con dentro pastina in brodo cruda avvolta con cura nel cuki, mandarini e un paio di arachidi rubate alla cesta di Natale di turno. La amavo, quella calza, rigorosamente del nonno, rigorosamente al polpaccio, rigorosamente blu.

vabbè, mi ero detta, faccio un post sulle cose felici di oggi ma poi ciao.

Intanto volevo dirvi che son qui.

Take me home tonight

Take me anywhere, I don’t care

I don’t care, I don’t care.

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Lettera al futuro.

Buon quarto Natale, piccolo cuore.

Avrai i regali per scaldarti fuori e dentro, ma il biglietto te lo metto qui, nel posto in cui ogni tanto sbirci con quel musetto furbo.

Voglio che il 2014 ti porti grandi cose: un lavoro che ti rispetti, ti faccia sentire finalmente quanto sei brillante, ti strappi sorrisi orgogliosi.

Un anno di corse, non di quelle che sei costretto a fare perché sei in ritardo, bensì di quelle che decidi di fare, per non essere mai in ritardo sulle tue aspettative. Questo te lo regalo perché il sorriso che mi rivolgi ogni volta al traguardo mi fa sentire la donna migliore del mondo.

Ti regalo qualche kg in meno, non perché non piaci a me, ma per piacere di più a te. Perché, sulle calde spiagge di un’estate siciliana, come dici tu, ci si possa guardare fieri di ciò che abbiamo ottenuto.

Un futuro più sereno, accanto a una persona che ti deluda sempre meno, e ti indovini sempre più. Perché conoscersi non significhi mai, mai, darsi per scontati. Perché ogni giorno sia una vittoria per ciò che saremo, e una sconfitta di ciò che eravamo.

Un costante, immenso, flusso di amore, che non sia mai sottovalutato: anche quando le nubi offuscano la vista, o la nebbia ci attorciglia il cuore. Perché poi, ce lo dimostrano tutti gli aerei presi insieme, sopra le nuvole ogni giorno è un giorno di sole.

Non so quanto ci porterà il nuovo anno: so però quanto ci hanno portato questi. Ogni anno insieme è il migliore degli anni vissuti.

Ti amo, in questo come in ogni Natale. Ma soprattuto negli altri 364 giorni, senza la neve, i regali, le campanelline, i brindisi, il camino.

 

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