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Sabato pomeriggio.

Passerotto non andare via cantava Claudio, ed invece in un giorno di inverno un passerotto è tornato.
Ho avuto un messaggio strano, poi una email buffa, poi un incontro tenero, con la mia professoressa preferita del liceo, quella che urlava il mio nome come si fa con i discoli, ma lo faceva sempre con un sorriso furbetto.
L’ho ritrovata dopo anni timida e piccolina, alla ricerca di un consiglio che forse era più una richiesta di esserci. Mi ha detto una frase dolcissima, che mi ha avvolto il cupree di tenerezza: mi ha guardato con quegli occhietti tenaci e mi ha confessato Ti ho chiamata per aiutarmi non pensando alla professionista che sei, ma alla mia studentessa che eri, quella che faceva le versioni con il sorriso e che già sapevo sarebbe diventata quella che sei. Mi ha confidato che la vita le ha fatto tanto male, e le ha tolto pure la possibilità di arrabbiarsi troppo altrimenti si ammala, ma lei é ancora li, pronta ad arredare le pareti dei suoi anni con nuovi quadri, dopo che chi lei amava se li è portato via insieme alle sue certezze.

qualche giorno dopo, dandole alcuni consigli che mi aveva chiesto, mi ha salutato dicendo “parlare con te ha reso il mio sabato pomeriggio da triste a brillante” ed io ho sorriso, sapendo che se ora posso migliorarle il sabato pomeriggio è perché sono persone come lei che mi hanno costretto e convinto a tirar fuori le palle.

(No dai, il video di Baglioni non lo posto).

 

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incontinenza mentale.

Soffro di incontinenza mentale, a tratti peggiorata da insofferenza nei confronti dei limiti autoimposti.

Mi trovo ultimamente a dover gestire uno strano fatto: una determinata cerchia di persone che singolarmente possono valere, ma in gruppo tendono ad annullarsi a vicenda. può esistere un tale assunto (o assurdo)? io dico sì.

Ho un gruppo di amiche, quelle che storicamente sono considerate “le amiche”, che continuano ossessivamente a farsi paladine dell’uscire comune. poi c’è l’uscire comune, che diventa una specie di tracciato piatto, perché ognuna ha troppo paura di essere giudicata dalle altre partecipanti al gioco per potersi sbilanciare. e allora io torno a casa e mi chiedo e quindi?.

perché il tempo è prezioso, preziosissimo.

e io ho la presunzione che il risultato dell’investire il tempo con chi scegli debba essere un quid, un qualcosa, un byte in più che ti vada a riempire piacevolmente l’hard disk.

Mi trovo ad essere aspramente vituperata per questo, una guastafeste che mina alla sopravvivenza del club delle Piccole Donne. Sarà che son sempre stata più un piccolo uomo, ma a me di piccolo pare ci sia soltanto l’ipocrisia che avevamo quando da bambini invitavamo anche le stronze compagne ai compleanni, perché anche se le odiavamo bisognava invitarle.

Solo che l’idea a trent’anni di fare lo stesso ragionamento che facevi a tredici, a me onestamente inquieta.

Io con i miei piccoli amichetti che amavo facevo meravigliosi Pisa Party, così ribattezzati in onore di un’orribile lampada pendente con le fattezze della Torre alta circa quanto noi, che diventata il faro attorno cui le nostre anime di piccoli naviganti si radunavano per ridere e mangiare finché non tornava mattina.

Ecco, avrei voglia di uno di quei momenti lì, in cui si sta tutti a ridere e mangiare, con la certezza che, anche se la lampada brillava di una luce fioca, c’erano i nostri occhi scintillanti a fare il resto.

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Nuvole rapide.

guardavo le nuvole, prima.

mentre camminavo su quegli scalini che nei weekend a stento mi riconoscono.

ci sono certi giorni, anzi, certi momenti, in cui non so perché ho maggiore consapevolezza del mio essere elemento del mondo. Sento con più chiarezza lo spessore che occupo nello spazio, i sensi funzionano oltre il normale, tutto si muove con un ritmo e io con un altro.

sono momenti strani, piacevoli: è come se in un attimo uscissi da me stessa e vedessi il mio personaggio, io mi essere qualcuno.

e vedevo una ragazza che lotta disperatamente per un qualche kg che poi nemmeno se ne accorge la gente, ma Lui che conosce ogni suo cm quadrato (cubo) invece confronta e gioca sui perimetri, come un giocatore che misura la distanza alle sue mete strategiche del campo. 

(smetto di parlare in terza persona di me perché è odioso).

(smetto anche di essere così melensa perché ho troppa fame e credo di avere tutto il sangue in panza).

insomma, oggi mi sentivo come Cenerentola quando tutte le sorelle vanno al ballo e lei come una sfigata rimane in ufficio casa a ramazzare e pulire in lungo e in largo, ero scoglionata perché per colpa di questo maledetto collaudo del termosifone sono prigioniera del Nido nella vana speranza che venga qualcuno a riscaldarlo, poi ho ricevuto una email così semplice e strabordante d’amore che ho pensato Sai che c’è? che io son proprio dannatamente fortunata ad essere così beatamente amata.

ed ora, vestita con una mise a metà tra una Matrioska e l’Omino Michelin, con una Carbonara profumata sui fornelli, con la tv e il pc già in posizione d’attacco, amici, vi auguro uno sfolgorante venerdì sera. Divertitevi.

Io, mi accendo qualche candela e ascolto questo:

 

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to strive, to seek, to find, and not to yield.

In fondo il mondo è diviso in due, ci sono gli Ulisse e i mangiatori di fiori di loto, quelli che vogliono solo dormire nel buio che colora tutto di nero notte.
Io mi sono sempre sentita un Ulisse: ho sempre pensato che ci sia sempre un orizzonte, e che l’orizzonte non abbia fine. Ho sempre creduto a qualcosa oltre l’arcobaleno, alla pentola d’oro alla base, alla pianta di fagioli: tutte stronzate favole che però hanno sempre spostato il confine, concedendoti il sogno di sognare più in grande, in largo, in lungo.
Lo vedevo ieri, in una coppia di amici, lei si lamentava del temporale mentre lui sognava già l’arcobaleno che sarebbe arrivato. L’ho visto negli occhi di Lui, quando mi ha detto dai, partiamo di nuovo, se non ora quando. Ed io sono pronta a cercare nuovi arcobaleni insieme, nel nostro mondo in cui la pioggia è solo una scusa per stare più vicino.

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